Sì lo so, forse sono stata un po’ melodrammatica nella scelta del titolo, ma ehi, quale storia che si rispetti non ne ha una buona dose?
Perché sì, finalmente ho deciso di dedicare un intero post alla mia storia, in modo da poter andare un po’ più in profondità e raccontarvi com’è nato e si evoluta la mia visione di “benessere” ed “equilibrio“, in cui appunto la voglia di vedermi bene e restare attiva coesistono con il piacere per il cibo, che, come dico da quando è nato il blog, è “amore, fonte di energia e rispetto per se stessi”.

Let’s start from the very beginning…

Vi svelo un segreto: non sono sempre stata così sportiva, né tantomeno così attenta all’alimentazione. O meglio, non sono mai stata così tanto consapevole e appassionata dell’una e dell’altra cosa, come invece lo sono ora.

Baby Cinnamon e lo sport

Il mio primissimo approccio allo sport o attività fisica avvenne all’età di 4 anni, all’interno di una piscina. Ebbene sì, sono una leonessa che ama follemente l’acqua e il mare (sarà per questo che il mio film Disney preferito da bambina era proprio La Sirenetta? Mah, tu chiamale se vuoi coincidenze). Praticai nuoto per circa 5 anni (nello stile libero andavo fortissimo), per poi avere una triste avventura con il basket durante l’anno della seconda elementare (le mie grandi doti da cestista erano ahimè già state geneticamente predette dal mio essere alta il famoso “un metro e una lattina”).

Oltre a questo, però, c’è da dire che non mi sono mai piaciuti gli sport di squadra o che avevano a che fare con un qualsiasi oggetto di forma sferica (ancora mi ricordo la sfilza di 4 in pagella che sistematicamente prendevo al liceo nelle prove di pallavolo; a mia discolpa potevo dire di saper tirare dei bagher letali, quello sì).

Successivamente, dalla terza alla quinta elementare, mi avvicinai alla danza (probabilmente in seguito all’acuta osservazione dei miei genitori, i quali non mi vedevano stare mai ferma al minimo accenno di musica). Più precisamente, ai balli di gruppo latino-americani, anche se in realtà il mio sogno sarebbe stato poter praticare i balli di coppia (salsa, merengue, cha cha, bachata and so on).

L’episodio che ha fatto scattare qualcosa dentro di me

Nell’estate tra la quinta elementare e la prima media mia madre mi aveva iscritto ad un campo estivo pomeridiano in cui praticavo nuoto (back to the origin insomma). Ricordo che quella fu un’estate particolarmente traumatica in quanto l’istruttore mi aveva rimproverato più volte di essere troppo cicciottela (la cosa buffa è che lui era un energumeno visibilmente sovrappeso, ma dettagli, sia mai che la gente si faccia un po’ di autocritica). Da allora si instillò in me il pallino di dover avere la pancia piatta e gli addominali scolpiti.

Arrivarono poi gli anni dello sviluppo, crebbi qualche centimetro (non tanti, dal momento che mi sono fermata a dei deliziosi 152 cm di altezza) e il mio fisico si asciugò un poco, così da essere perfettamente normo peso. Per tutto il periodo delle scuole medie non praticai nessuno sport, dal momento che molti pomeriggi a settimana erano assorbiti dalle lezioni di violino e, nei periodi delle recite scolastiche, anche da quelle di musica di insieme (orchestra tanto per intenderci). Tutto ciò perché frequentavo la sezione della scuola ad indirizzo musicale.

Il mio primissimo, timido, approccio al fitness (o qualcosa di simile)

Durante gli anni delle liceo mi diedi al canto: una lezione a settimana da 45 minuti ciascuna. That’s it! A livello sportivo mi “arrangiavo” a modo mio con lezioni di fitness fai-da-te in casa, seguendo qualche video su YouTube o cercando esercizi mirati su siti Internet per glutei ed addominali. Ogni tanto facevo cyclette; altre volte ballavo nel salotto di casa (fortunatamente spazioso) a ritmo di playlist che mi creavo a mio piacimento (hip-hop, latini, reggaeton, ecc.) per circa un’ora, un’ora e mezza.

Come avrete capito non avevo una vera e propria routine di allenamento. Inoltre, ora che ci penso, non mi mettevo particolarmente in discussione a livello fisico: ero perfettamente normo peso (mi sono sempre aggirata sui 43-45 kg) e questo mi era sufficiente.

Non avevo probabilmente ancora una vera e propria coscienza di me stessa in quanto “femmina“, indi per cui non mi domandavo nemmeno quale fosse il MIO ideale di femminilità in termini estetici e quale di questi ideali possibili fosse quello che MI rappresentasse e mi facesse sentire me stessa e femmina al 100%.

Nuova città, nuova vita: ecco la svolta

Mi trasferisco a Milano a fine settembre 2013 per iniziare il corso di laurea triennale in Cattolica. Anche allora cerco di mantenermi attiva camminando il più possibile da una sede all’altra dell’università durante i cambi d’ora.

La sera a casa ricordo che mi cimentavo in improbabili sedute fitness fai-da-te costellate di infinite e inutili ripetizioni di addominali, il tutto sotto gli occhi perplessi ed anche un po’ divertiti della mia coinquilina, nonché BFF, Giulia. Se glielo chiedete credo abbia ancora dei video che testimonino questi miei home workout, ma ehi, poi ne andrà della vostra incolumità!

Passa qualche mese dal mio trasferimento e sta di fatto che la bilancia mi segna +3 kg rispetto al mio peso forma (mi aggiravo pertanto sui 48 kg). Tre chili che io mi chiedevo da dove fossero saltati fuori, tre chili che io, dal mio metro e una virgola, mi sentivo pesare addosso come un macigno. Non mi SENTIVO bene e non mi VEDEVO bene.

Assieme a Giulia mi iscrissi per la prima volta in palestra (siamo a febbraio 2014 per intenderci): un luogo a me sconosciuto, nel quale non sapevo se mi sarei sentita o meno a mio agio e con il quale non ho preso subito confidenza. I primi sei mesi di abbonamento li passo pertanto tra una seduta di tapis roulant e una lezione di zumba, intervallandole a qualche macchinario per i glutei usati senza alcuna cognizione di causa.

Cambia il mio rapporto con il cibo

In quei mesi, oltre a risvegliare il mio metabolismo grazie ad un po’ di sano movimento, iniziai a mettere un po’ in discussione il mio modo di mangiare.

Faccio una piccola premessa: non ho mai mangiato particolarmente male, né ho mai avuto un cattivo rapporto con il cibo. A casa mia si è sempre mangiato tutto, senza demonizzare nessun alimento. Al tempo stesso, però, non mi ero mai ancora interrogata su cosa realmente mangiassi, il che probabilmente mi aveva portato a consumare alimenti già pronti o confezionati/ processati più del dovuto.

Quello che feci fu semplicemente leggere ed informarmi: riviste e libri di salute e alimentazione, canali YouTube dedicati (Project inVictus soprattutto), siti ed articoli online. Nulla di fantascientifico dunque, solo leggere leggere leggere e soprattutto mettere a confronto quello che trovavo:

ormai online c’è di ogni e anche negli stessi libri si possono trovare teorie contrastanti, l’importante è prendere ogni informazione, contestualizzarla e valutarla con senso critico.

La mia pagina e il mio blog sono nati quindi così: come un modo per condividere il mio riscoperto piacere per la cucina e per il cibo buono e salutare. Ho iniziato a cucinare il più possibile i miei pasti da sola, abbandonando i cibi pronti e processanti nella misura in cui non ne avevo effettivamente bisogno, soprattutto per quanto riguarda i dolci della colazione (ah bei tempi di gloria quelli in cui preparavo pile e pile di pancakes!).

Addio corsi, benvenuta sala pesi

Durante l’estate 2014 mollai un po’ il colpo, sia in termini di allenamento che di alimentazione. Questo mi portò, a fine estate, a ritrovarmi a pesare quei famosi 48 kg che nei mesi precedenti, col mix di allenamento ed alimentazioni, avevo fatto scendere a 46.

La mia remise en forme riprende dunque con delle sedute di corsa in campagna (a Parma abito infatti in un quartiere appena periferico, vicinissimo all’aeroporto) e delle lezioni a casa di pilates, seguendo i video della mitica Cassey Ho (su YouTube la trovate come Blogilates), lezioni che, per il mio livello di allenamento, hanno comunque fatto il loro dovere.

Rientrata a Milano mi iscrivo nuovamente in palestra, una più vicino a casa, ritornando alla mia routine con le solite attività: cardio, abductor e adductor machines, corsi di zumba, ma anche di GAG, total body e pilates. In quel periodo raggiunsi il mio peso più basso, 40 kg (una perdita generale di peso, sia in termini di massa grassa che magra indubbiamente), senza tuttavia sfociare in disfunzioni di tipo ormonale (avevo regolarmente il ciclo quindi).

Tuttavia, è solo a marzo 2015 e grazie al mio amico Carlo (non finirò mai di ringraziarti lo sai vero?) che approdo nel mondo della sala pesi e del body building. In realtà, Carlo me lo aveva spacciato come il modo migliore per ottenere glutei di marmo e sapete cosa? Aveva ragione!

Allenamento vincente non si cambia

Mi feci fare le prime 5-6 schede di allenamento da uno dei personal trainer della mia palestra, per poi continuare ad allenarmi in modo del tutto autonomo.

Prendevo, e prendo tuttora, ispirazione da molte fitness influencer straniere (molte delle quali hanno canali YouTube).

In questi (quasi quattro) anni di allenamento in sala pesi ho attraversato diversi fasi: da quella in cui volevo solo che il mio booty facesse invidia a Nicki Minaj (no dai, non esageriamo), a quello in cui volevo avere dei bicipiti forti e scolpiti, per poi andare a sovraccaricare troppo gambe e glutei e allenare pochissimo l’upper body.

Ora come ora, è solo grazie a questo percorso (un pochino) movimentato, che posso dire di avere una buonissima consapevolezza del mio corpo e del tipo di allenamento di cui ha bisogno, per stare bene e migliorare, sia esteticamente che a livello di performance.

“Ma che dieta segui?”

Una domanda che mi sono sentita fare tantissime volte è proprio questa e beh, la verità è che non seguo alcuna dieta!

Solo una volta, a fine 2015, è capitato che facessi un calcolo del mio fabbisogno calorico giornaliero e monitorassi il tutto con la famosa app MyFitnessPal. Una “moda” che con la rapidità con cui è comparsa è altrettanto rapidamente svanita. E sapete perché? Perché non ne avevo bisogno.

Può essere che io sia fortunata, è vero. Fortunata perché mi rendo conto di non aver mai visto il cibo come un nemico. Ovvio, il mio interesse è restare in forma e avere un fisico atletico e scolpito, ma al tempo stesso non mi sono mai messa addosso del terrorismo alimentare inutilmente. Questo perché ho assimilato sin da subito che il cibo non nasce ne buono ne cattivo in maniera assoluta: sta a noi decidere che uso farne.

Ora come ora non saprei dirvi quante calorie assumo al giorno e, cosa ancor più importante, non mi interessa perché non devo stravolgere il mio fisico (ovvero non ho tanti chili da perdere, né tantomeno devo fare “massa”). So ascoltarmi ed essere sufficientemente autocritica (il che non vuol dire severa, perché gli atteggiamenti auto repressivi non portano a nulla di buono), da dirmi in modo autonomo se mi sono “lasciata andare” troppo con il cibo.

Alcune considerazioni finali

In questi quattro anni di vero e proprio avvicinamento al fitness ho fatto le cose con molta calma. Probabilmente, avrei potuto raggiungere i risultati che vedo oggi in meno tempo se mi fossi affidata ad una persona competente che mi avesse detto per filo e per segno come allenarmi e come mangiare. Ma, ci sono tre importanti MA:

  • sono una gran testarda! Il che spesso mi porta a fare le cose a modo mio, magari incappando anche in alcuni errori, ma avendo la soddisfazione di dire, alla fine, “è merito mio se ce l’ho fatta”;
  • come vi dicevo, per me il cibo è una cosa bella e, dal momento che non devo affrontare gare fitness o perdere/ guadagnare chissà quanto peso, non potrei tollerare delle imposizioni esterne che mi porterebbero a vedere il cibo come un numero;
  • non avevo alcuna fretta di raggiungere determinati obiettivi, è sempre stato un “cavolo, mi vedo migliorata! Chissà quanto posso migliorare ancora!”

Pertanto, se non avessi affrontato questo percorso da sola e con i MIEI tempi, oggi non sarei altrettanto consapevole del mio corpo e dei suoi bisogni. Mangio quello che mi sento, senza eccessi né in uno né nell’altro senso, e nelle quantità che mi sento. So ascoltarmi e, se devo, criticarmi. Credo che questo, la consapevolezza di sé, sia il traguardo più grande e bello che, chi intraprende questo stile di vita, possa raggiungere.

I consigli che mi sento di darvi

  1. non abbiate fretta! Godetevi il vostro percorso, alimentare e di allenamento, senza volere tutto e subito. Godetevi i piccoli traguardi: sono loro che, sommandosi, a distanza di mesi riguarderete e direte “caspita, ma davvero ho ottenuto così tanto?!”
  2. affidatevi ad un esperto. Lo so che sembra contraddittorio dal momento che ho appena finito di dirvi che mi sono creata questo stile di vita con le mie sole forze, ma, ribadisco, sono stata fortunata. Mi rendo conto che ascoltarsi e imparare a conoscere ciò che fa male o bene per noi è molto difficile. Sappiate scegliervi delle guide valide e genuine.
  3. non paragonate il vostro percorso a quello degli altri. Alimentazione e allenamento sono estremamente soggettivi. Ci sono delle regole generali, certo, ma la stessa cosa non può funzionare in egual modo per tutti. Per cui, non state a pensare “quella si allena da tanto tempo quanto me, ma guarda quanto è già migliorata”. Magari non avete lo stesso background sportivo o semplicemente è geneticamente più predisposta a mettere su muscolo o a perdere grasso. Who knows, ma soprattutto WHO CARES! Siate sempre fieri dei vostri traguardi, a prescindere da quanto tempo ci avete impiegato per raggiungerli!